Ana Tzarev e un incanto di fiori, al museo di Palazzo Venezia a Roma

15 gennaio 2013

Grandi fiori allegri e carnosi animeranno l’inverno 2013 di Roma. Da oggi, 15 gennaio, nella Sala dell’Antico refettorio del Museo di Palazzo Venezia della Capitale apre al pubblico “The life of flowers”, personale della pittrice croata Ana Tzarev. Nata nel 1937, estranea al mondo dell’arte fino ai suoi settant’anni, Tzarev è una figura dal profilo biografico quantomeno curioso. Gran parte della sua vita è stata trascorsa in viaggio: dall’ex Jugoslavia all’Australia e alla Nuova Zelanda, dalla Thailandia agli Stati Uniti. Per decenni giardiniera e paesaggista, soltanto in tarda età Tzarev ha tradotto questo impegno quotidiano in opere su tela.

Talvolta paragonata agli autori post-impressionisti, accostata alla statunitense Georgia O’Keeffe che quasi fino a cento anni dipinse petali e corolle sulla stessa scala macroscopica, Tzarev è in realtà figlia di un fenomeno e interesse così universale da trascendere qualunque genere specifico. A suo modo esponente della creatività naïf, ha ottenuto i suoi maggiori riconoscimenti a partire dal 2010, quando con grande sorpresa e persino scandalo di alcuni ha acquistato, in uno tra i più esclusivi distretti d’arte del centro di Manhattan, un vasto spazio espositivo tutto per sé.

La produzione creativa di Tzarev non si limita ai fiori, ma quelle sagome voluminose e straripanti restano comunque il punto di partenza e di arrivo. Così – e si diceva dei viaggi intorno al mondo – se il lavoro porta Tzarev a visitare luoghi esotici, lo sguardo finirà per trasferirsi talvolta dal mondo vegetale a quello umano. All’esistenza quotidiana degli ultimi, dei “dispossessed”, sono dedicati alcuni tra i meno noti cicli pittorici di Tzarev.

Protagonista a Palazzo Venezia, fino al 15 febbraio prossimo, sarà tuttavia ancora una volta l’abbacinante bellezza floreale. Quando, nell’estate 2011, a Tzarev fu dedicata una personale al Museo di Stato Russo a San Pietroburgo, il critico Alexander Borovsky scrisse: «Ana Tzarev ha imparato come “catturare” le tecniche pittoriche molto rapidamente. Ha sviluppato uno stile potente e gestuale con una energia non dissimile da quella caratteristica dei post-impressionisti: un colore aperto, un tratto di pennello tridimensionale, o meglio, un fuoco di colpi alla deriva nello spazio ottico, spinto verso l’acquisizione e la padronanza dei segnali della natura».

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